La Provvidenza di Febbraio 2019

La Provvidenza (Febbraio 2019)
Editoriale: 

Sappiamo tutti che, quando gli sposi, durante il rito del Matrimonio,  dopo essersi data la mano destra, si promettono l’un l’altro: “… di essere fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, …” c’è sempre qualcuno che ironicamente compie gesti scaramantici. Perché tutto è facile e semplice quando si sta bene ma quando uno dei due coniugi si ammala se non vi è Amore vero, coltivato giorno per giorno, se non vi è un’unione cementata da un progetto di vita importante, le cose precipitano velocemente. A volte però capita di incontrare famiglie che anche in situazioni di grave sofferenza fisica offrono esempi di un legame indissolubile, di un amore che vince ogni avversità.

La Signora Gabriella, il marito Ennio, ospite presso il Centro Servizi per ammalati di Alzheimer “San M. Kolbe”, e i loro figli hanno desiderato festeggiare il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio nella cappellina della struttura offendo un bellissimo messaggio di speranza e di gioia alle molte famiglie che vivono una medesima situazione. Un momento voluto con determinazione che mostra come si possa vivere in serenità ed essere fedeli nella gioia e nella malattia, anche quando il destino ci pone di fronte a prove difficili. È un messaggio che va contro ogni logica attuale che tende a trasformare la persona ammalata in un peso sociale. È un cinquantesimo di matrimonio che rifiuta di vedere l’ammalato confinato solamente a vegetare su una carrozzina o su un letto. Come vedremo all’interno, Ennio e Gabriella e i loro figli hanno deciso di festeggiare il prezioso traguardo delle “nozze d’oro” dicendo così a tutti che la vita merita sempre di essere vissuta, anche nelle situazioni più difficili. Vi è bisogno però di una solida rete di affetti, familiari in primis, ma anche sociali, rete di affetti e sostegni che non lasciano mai solo l’ammalato. Perché è la solitudine che uccide. La malattia anche grave, se affrontata con una moglie o un marito che non si dimenticano, con dei figli e nipoti che non mancano, è meno pesante. Nessuno penserà di farla finita quando ha  (pur all’interno di una struttura)  il proprio caro che lo accarezza, lo bacia, lo rende partecipe anche delle quotidiane piccole vicende e vicissitudini familiari! Basta uno sguardo per far vivere; Mario Melazzini, sapientemente, parla dello “sguardo come strumento di centralità, di cura e di dignità”.

Gabriella (come tanti altri coniugi) guardando il proprio marito vede oltre il corpo infermo, vede ancora il suo sposo bello, giovane, vede la promessa fatta cinquant’anni orsono, vede suo marito che, pur non riuscendo a dirglielo come una volta, la ama come il primo giorno anche se imprigionato dalla malattia.

Normalmente si augura alle persone la salute, dono assai prezioso. Quasi mai si augura una cosa forse ancor più preziosa: la serenità familiare, può sembrar strano ma è così. Una persona in salute, ma sola, senza la carezza del coniuge o il bacio o anche solo una chiamata di un figlio, si lascerà pian piano andare. Una persona ammalata quando sente l’affetto e la vicinanza costante della sua famiglia ha linfa vitale che lo terrà ancorato a questa vita.

 

Ultimi numeri pubblicati