La Provvidenza di Giugno 2017

Copertina la Provvidenza Giugno 2017
Editoriale: 

Molte volte, orgogliosamente, in queste pagine parliamo dell’ Opera della Provvidenza come di grande famiglia, di una realtà che fin dalle origini ha cercato e, faticosamente, cerca di accogliere tutti quotidianamente con il sentimento e le attenzioni che solo i genitori possono avere. Può sembrare una cosa facile, semplice, scontata ma non lo è. Non lo è perché nel terzo millennio, standard di assistenza elevati, procedure da assimilare,  burocrazie che necessitano essere espletate sembrano a volte soffocare le attenzioni materne, le preoccupazioni di stampo familiare che hanno sempre caratterizzato la vita della Casa e del reparto. Ma grazie al cielo non è così; fortunatamente tanti meravigliosi capireparto, suore o laiche, tanti meravigliosi operatori e altrettante figure quali educatori, fisioterapisti, logopedisti e psicologi, si adoperano affinché, oltre la doverosa professionalità, si possa aggiungere quel qualcosa in più, quell’amore che rende il nucleo una Famiglia, che rende il reparto una piccola Casa all’interno della grande Casa dell’Opsa. Questa riflessione nasce al termine del mese di maggio che, come di consueto, vede il pellegrinaggio dell’icona di Maria Madre della Provvidenza in tutti i nuclei dell’Opera. È un momento di preghiera e di gioia per tutto il l’ambiente: operatori che tornano dal giorno di riposo per partecipare alla benedizione del reparto e alla festa, familiari degli ospiti che vengono anche da lontano, volontari che si prendono le ferie per aiutare alla buona riuscita della giornata sono elementi che a nostro avviso qualificano e rendono orgogliosi di essere parte della grande famiglia dell’OPSA. Quest’anno poi, in qualche caso, c’è stato un particolare in più che ha felicemente caratterizzato questo momento tanto semplice quanto sentito: la partecipazione in alcuni nuclei dei familiari degli ospiti che ci hanno lasciato. Mamme, papà, fratelli che, invitati dai capi reparto,  pur non essendoci più il loro caro, hanno partecipato volentieri perché si sentono ancora in Famiglia, perché gli ospiti del nucleo sono diventati parte della loro Famiglia. È bello, è bellissimo riuscire a coniugare efficienza, attenzione alle procedure e doverosa declinazione della burocrazia riuscendo contemporaneamente a mantenere quel clima di Famiglia che sempre ha caratterizzato la nostra Casa! È bello ma è difficile, molto difficile perché richiede attenzione al singolo ospite, al singolo familiare che non è uno dei 600 ammalati da curare ma si tratta di quell’ospite e di quel familiare che sono parte integrante della grande famiglia dell’OPSA. Ecco che, ancora una volta, in questo maggio mariano risuonano belle, vere le parole pronunciate a futura memoria dal Vescovo Bortignon il giorno dell’inaugurazione: Ecco allora la mia viva esortazione ai sacerdoti, ai medici, alle suore e a tutti quelli che qui preseranno la loro opera: che portino proprio il senso, il sentimento, il cuore delle loro mamme, in maniera che questa sia davvero una grande famiglia… .  

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