La Provvidenza di Settembre 2017

Copertina de la Provvidenza
Editoriale: 

Il triste epilogo della vicenda del piccolo Charlie Gard, affetto da grave malattia inguaribile, al quale medici del Great Ormond Street Hospital for Children di Londra (dove il piccolo è vissuto per quasi un anno) e giustizia inglese hanno imposto lo stop delle cure, può originare una domanda: “Ma c’è un Charlie Gard all’Opera della Provvidenza? C’è qualche ospite che non ha più il ‘diritto’ di essere curato in quanto non ha alcuna reale prospettiva di una qualunque qualità di vita?». Più che una domanda è una provocazione, una provocazione che fa male, e magari, dal punto di vista medico, non è posta correttamente, ma certo è una domanda che un genitore o un familiare o anche solo un dipendente o un volontario della Casa può essersi posto.

È una domanda che il piccolo Charlie con la sua breve e silenziosa vita, ma ancor di più con la sua morte, ha lasciato come fardello ingombrante alla comunità scientifica, al dibattito etico, al legislatore che mai come in questo caso è apparso come un vero e proprio Moloch, antica divinità mediorientale a cui venivano sacrificati bambini e oggi diventa il nome di ogni istituzione animata da insaziabile brama di distruzione. Charlie non era un malato terminale, perlomeno fino a quando l’alleanza non terapeutica (come l’ha chiamata il direttore di “Avvenire”) non ha incredibilmente fatto trascorrere invano mesi e giorni preziosi nell’inattività medica assoluta pregiudicando ogni ulteriore possibilità di azione. Charlie era un bambino “inguaribile”, che aveva da poco lasciato il grembo materno, per venire tra noi, per vedere la luce fra gli uomini… ma i costi e le previste/supposte sofferenze hanno indotto scienza e legge a spegnergli la luce ancor prima di quel poco a cui era destinato.

Davanti a questa dolorosa vicenda, non si può non correre con il pensiero a una sessantina d’anni fa, per domandarci quanti fossero i bambini “inguaribili” che il vescovo Girolamo Bortignon vide nei luoghi più nascosti delle povere case della sua diocesi negli anni ’50. Tanti, tanti davvero. La risposta sul da farsi egli la trovò pregando sulla tomba di Sant’Antonio, trascurando del tutto i calcoli su quanto costasse dare dignità a quei piccoli “inguaribili”! La sua risposta, la risposta della Chiesa, fu di non legittimare la cultura dello scarto, delle presunte preoccupazioni per la “qualità della vita”, né altri criteri con i quali si rischierebbe di sopprimere chiunque appaia al di sotto di uno standard stabilito da giudici o legislatori vari. L’Opera della Provvidenza, accogliendo e accompagnando le persone affidategli e prestando le cure possibili, riconosce dignità e dà qualità alla vita di ciascuna di esse, muove alla solidarietà, testimonia la grandezza del bene compiuto in nome della carità evangelica: “Servire Cristo nei fratelli”.

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