L’OPERA DELLA PROVVIDENZA S. ANTONIO (OPSA) in "PADOVA e il suo territorio"

 L’OPERA DELLA PROVVIDENZA S. ANTONIO (OPSA)

Emanuele Vignali, L’OPERA DELLA PROVVIDENZA S. ANTONIO (OPSA),  in  "PADOVA e il suo territorio", anno XXXII, n. 185, gennaio febbraio 2017,185 (2017), pp. 34-36. 

 

L’Opera della Provvidenza S. Antonio (OPSA) è una realtà profondamente radicata nei territori del Veneto e, in particolare, in quello padovano. Conosciuta da molti con il nome di “Cottolengo”, è una Struttura socio-sanitaria che accoglie le persone con disabilità che non possono essere seguite all’interno delle loro famiglie e che, più recentemente, cerca di dare risposta alla nuova emergenza sociale rappresentata dai bisogni delle persone affette da deterioramento cognitivo.

Negli oltre cinquantacinque anni della sua attività, l’Opera della Provvidenza S. Antonio ha costantemente cercato di mantenersi fedele alla missione pensata dai padri fondatori pur in un contesto storico, culturale ed economico in continua evoluzione.

Nella seconda metà degli anni Cinquanta, quando il vescovo Girolamo Bortignon ebbe l’intuizione di fondare un’Opera che accogliesse e si prendesse cura delle persone con disabilità, quelli che allora venivano chiamati minorati vivevano spesso isolati all’interno delle loro famiglie, senza un’adeguata protezione sanitaria e in un contesto sociale che sostanzialmente li ignorava. La solitudine in cui venivano lasciate le famiglie e l’assenza di servizi territoriali ha fatto sì che per molti anni venisse richiesto all’Opera della Provvidenza di accogliere al proprio interno persone molto giovani, spesso ancora bambini, che per la gravità delle patologie di cui erano portatori e per i limiti della medicina del tempo, avevano una speranza di vita molto breve.

Nei decenni successivi, in particolare a partire dagli anni Ottanta, nel territorio della Regione del Veneto si è cominciato ad implementare una politica dei servizi sociali che ha permesso alle persone con disabilità di restare all’interno della propria famiglia fino al raggiungimento dell’età matura. Nel contempo i progressi della medicina hanno allungato in modo significativo la speranza di vita delle persone portatrici delle disabilità per così dire più tradizionali e hanno permesso la sopravvivenza, pur in situazione di grave disabilità, di tante persone che, a seguito di gravi traumi cranici, malattie neurodegenerative od oncologiche, nel passato  sarebbero morte in breve tempo.

A causa dell’insieme di questi fattori, da anni, ormai, le persone di cui l’Opera della Provvidenza è chiamata a prendersi cura sono i disabili adulti o addirittura anziani che, all’invecchiamento o alla morte dei genitori, perdono il contesto familiare in cui sono vissuti per molti anni. Ad essi si aggiungono, con sempre maggiore frequenza, le persone portatrici di nuove disabilità e, in particolare quanti, pur ancora giovani, presentano gravi disturbi del comportamento o necessitano di una elevata protezione sanitaria.

Negli ultimi venti anni, infine, ha assunto le dimensioni di grave problema sociale oltre che sanitario l’assistenza e la cura di quanti sono affetti da deterioramento cognitivo, con particolare riferimento alla malattia di Alzheimer. Queste persone, pur nella specificità dei loro bisogni, hanno finito per rappresentare la nuova frontiera della disabilità e l’Opera della Provvidenza, per restare fedele alla propria mission, non poteva ignorarle ma ha cercato di creare strutture e servizi in grado di accoglierli e di permettere loro condizioni di vita dignitose.

A fronte dei mutamenti sociali, economici, culturali e politici che hanno cambiato la tipologia di bisogni espressi dalle persone con disabilità e alla comparsa di nuove forme di non autosufficienza, l’Opera della Provvidenza ha modificato in modo significativo la propria organizzazione, individuando un’area dedicata alle persone con disabilità e creando un’altra area dedicata alle persone anziane non autosufficienti.

Ai propri ospiti l’Opera offre un complesso edilizio principale di 220.000 metri cubi, articolato in nove padiglioni per complessivi 27 nuclei residenziali dedicati alle persone con disabilità, un padiglione con 3 nuclei residenziali dedicato alle persone anziane non autosufficienti con gravi deficit cognitivi  e un padiglione dedicato ai religiosi non autosufficienti. Ad essi si aggiungono il complesso dell’infermeria con 4 nuclei residenziali, un poliambulatorio dedicato ai disabili non collaboranti, un’ampia sala per le visite dei familiari, una grande palestra attrezzata per attività ludiche e motorie, un teatro da oltre 750 posti a sedere per il cinema e le attività di animazione, diversi laboratori educativo - occupazionali, palestre specifiche per fisioterapia, laboratori per psicologia e logopedia, aule per la formazione, una moderna piastra servizi comprendente cucina e lavanderia, una grande chiesa e tre cappelle, il tutto immerso in un parco di circa 200.000 mq. Alle attività a favore delle persone affette da deterioramento cognitivo è dedicato, inoltre, un altro complesso edilizio di circa 30.000 metri cubi, Casa Madre Teresa di Calcutta,  edificato su un’area di 37.000 mq,  che comprende due nuclei residenziali e due nuclei diurni, oltre ad un auditorium e a spazi per le attività sanitarie, riabilitative, ricreative e di ricerca.

Tutti gli edifici sono fra loro collegati da passaggi coperti che permettono facili spostamenti da una struttura all’altra e costituiscono un’ampia rete di percorsi utilizzabili in condizioni di maltempo e durante la stagione invernale.

L’ambito territoriale cui fa riferimento l’Opera della Provvidenza è quello della Regione Veneto e, più in particolare, dell’ULSS n. 16 di Padova, anche se fino alla fine degli anni Settanta venivano accolti disabili provenienti da tutto il Triveneto e anche da altre Regioni Italiane.

Per assolvere ai propri compiti istituzionali, l’Opera della Provvidenza, al 31/12/2015, disponeva di 576 lavoratori dipendenti. Di questi, 492 appartengono all’area socio – sanitaria (7 Medici, 59 Infermieri, 356 Operatori Socio Sanitari, 14 Fisioterapisti, 4 Logopedisti, 6 Psicologi, 41 Educatori, 4 Assistenti Sociali, 1 Farmacista); parte del servizio notturno è garantito da personale esterno fornito da una cooperativa sociale, per un totale di 57 Operatori Socio Sanitari. L’area amministrativa è costituita da 15 persone. Ai Servizi Generali sono assegnati 69 dipendenti. All’attività dell’Ente danno un contributo essenziale 35 religiose appartenenti a tre diverse Congregazioni: la Congregazione delle Terziarie Francescane Elisabettine con 15 Suore, la Congregazione delle Clarisse Francescane del Kerala (India) con 10 Suore e la Congregazione delle Francescane di S. Luigi Gonzaga del Tamil Nadu (India) con 10 Suore. Vanno, infine, ricordati gli oltre 200 volontari che in modo continuativo partecipano alle attività di accompagnamento e di animazione degli Ospiti. [1]

Area delle persone con disabilità

Come previsto dall’attuale normativa nazionale e regionale, le Unità di Offerta dell’area dedicata alla disabilità sono la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) per disabili e il Centro di Riferimento per Gravi Disabilità (CRGD). Il primo è dedicato alle persone adulto anziane non autosufficienti le cui caratteristiche non permettono la permanenza all’interno del nucleo familiare o l’inserimento in strutture più piccole come la Comunità Alloggio o il Centro Residenziale. Il secondo è caratterizzato dalla presenza di soggetti le cui condizioni di non autosufficienza, i bisogni sanitari e i disturbi del comportamento sono di particolare gravità. Nell’insieme essi ospitano oltre 450 persone.

Negli ultimi anni a fronte della richiesta delle famiglie di poter ricevere forme di supporto che permettessero loro di continuare a mantenere al proprio interno i figli portatori di disabilità, l’Opera della Provvidenza ha attivato due servizi finalizzati al sostegno della domiciliarità: un poliambulatorio specialistico specifico per la cura delle persone con disabilità, che è progressivamente diventato il punto di riferimento sanitario per i molti disabili che vivono ancora in famiglia, e un servizio di pronta accoglienza e di accoglienza programmata che dà ai familiari la tranquillità di poter contare su un supporto residenziale garantito in caso di emergenza e di poter godere di periodi di riposo per ricaricarsi e poter continuare nel tempo a prendersi cura dei propri figli.

Nonostante le grandi dimensioni, l’Opera della Provvidenza si è sempre sentita e si sente impegnata ad offrire alle persone accolte un ambiente il più possibile di tipo familiare. Il numero limitato di presenze all’interno di ciascun nucleo residenziale che permette la creazione di forti interazioni fra gli ospiti, la presenza di personale fisso che, a turni, garantisce l’assistenza nell’arco di tutta la giornata, la presenza di responsabili di nucleo che vengono ad assumere una valenza quasi di figure parentali, crea un ambiente familiare che ha un alto valore terapeutico ed esistenziale. La comunità del nucleo vive infatti intense relazioni amicali e familiari e in essa l’ospite può condividere con gli altri ospiti e con il personale, problemi, sentimenti, esperienze di vita ed eventi quotidiani. A questo riguardo, va rilevato che gli ospiti sono inseriti in comunità, omogenee il più possibile per età, situazione patologica di base, disabilità, autonomia, caratteristiche comportamentali. All’Opera, da sempre, si pone una attenzione totale nei confronti degli ospiti cercando di personalizzare il più possibile gli interventi sociosanitari, educativi ed assistenziali.

 

Area delle persone anziane non autosufficienti

L’apertura dell’Opera della Provvidenza all’accoglienza delle persone anziane con problemi di deterioramento cognitivo rappresenta, come già detto, una evoluzione relativamente recente nella storia della Struttura evoluzione che ha tratto origine dalla volontà di rispondere, nello spirito della missione pensata dai padri fondatori, ai bisogni espressi da una nuova forma di disabilità. Nel progettare questo nuovo tipo di intervento si è voluto tenere conto della necessità di garantire ai malati di demenza e ai loro familiari una continuità di cura e un accompagnamento longitudinale durante tutte le fasi di una malattia che, essendo evolutiva, è caratterizzata da problematiche e bisogni che continuano a mutare.

Per realizzare questo obiettivo sono stati attivati servizi diversi che però costituiscono una sorta di continuum assistenziale.

Le fasi più precoci della malattia sono caratterizzate da forme di disabilità ancora limitate che permettono, anzi, fanno preferire, la permanenza del malato all’interno della famiglia. In queste fasi è inoltre possibile attivare percorsi terapeutici, farmacologici e non farmacologici che pur non guarendo la malattia permettono, comunque, di rallentarne l’evoluzione. Per i pazienti con queste caratteristiche è stato attivato un Centro Diurno con una capienza di venti ospiti, nel quale ampio spazio viene dato agli interventi di stimolazione cognitiva e di ri-orientamento della persona. Un altro Centro Diurno, anch’esso in grado di accogliere venti persone, è dedicato a quanti sono peggiorati dal punto di vista cognitivo, presentano importanti disturbi del comportamento ma riescono comunque ad essere seguiti all’interno della propria casa. I due Centri Diurni sono inseriti nel Centro Polifunzionale “Casa Madre Teresa di Calcutta”, all’interno del quale è presente anche un Centro Residenziale composto da due nuclei in grado di ospitare fino a trentaquattro persone e che è dedicato a pazienti ancora in una fase non avanzata di malattia che però, a causa della gravità del disturbo comportamentale o della fragilità della rete familiare di supporto, necessitano di una risposta di tipo residenziale. Il Centro Polifunzionale è comunque, nel suo complesso, pensato in modo specifico all’accoglienza e alla cura delle persone affette da demenza: gli spazi fisici, il modello organizzativo e il piano delle attività ne fanno un esempio unico nel territorio.

Purtroppo le varie forme di demenza sono malattie per la quasi totalità dei casi ancora prive di una terapia in grado di guarirle e anche nei casi in cui si riesce a rallentarne l’evoluzione, come si cerca di fare all’interno del Centro Polifunzionale “Casa Madre Teresa di Calcutta”, l’esito inevitabile è quello di una progressiva perdita dell’autosufficienza e del sovrapporsi di altre patologie che portano in modo inarrestabile alla morte.

Per poter accompagnare questi pazienti nelle ultime fasi della vita in un contesto terapeutico e assistenziale che garantisca il rispetto della persona e che sia anche accogliente per i suoi familiari, da qualche anno è stato attivato il Centro Servizi “Casa S. Massimiliano Kolbe” che accoglie fino a settantadue ospiti, persone che sono ormai arrivate ad affrontare le fasi avanzate e terminali della malattia e necessitano di interventi prevalentemente assistenziali e sanitari che devono però essere effettuati in un clima di rispetto della persona e di garanzia della sua dignità.

Le problematiche legate al decadimento cognitivo coinvolgono inevitabilmente tutto il nucleo familiare in cui la persona è inserita. I coniugi, i figli e il personale che ad essa presta assistenza deve essere formato e sostenuto per poter assolvere il proprio compito. A tale scopo, all’interno del Centro Polifunzionale “Casa Madre Teresa di Calcutta” è da anni attivo un Centro di Ascolto voluto e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Il Centro è a disposizione di quanti si prendono cura dei malati di demenza e organizza per loro numerosi percorsi di formazione e di supporto psicologico.

All’interno dell’area delle persone anziane non autosufficienti da molti anni esiste, infine, un centro di accoglienza per religiosi non autosufficienti: il Centro Servizi “Casa Mons. Girolamo Bortignon”. In esso sono accolti una trentina di religiosi che, dopo aver dedicato alla comunità tutta la loro vita, possono trovare presso l’Opera della Provvidenza un ambiente accogliente che si prende cura di loro in un contesto strutturato per mantenere, nei limiti del possibile, il loro precedente stile di vita.

Da quanto è stato esposto appare evidente la complessità qualitativa e quantitativa delle attività dell’Opera della Provvidenza, una constatazione che conferma la validità dell’intuizione dei padri fondatori e che ci fa dire con l’indimenticabile ed indimenticato mons. Francesco Frasson che “c’è ancora bisogno e chissà per quanto tempo ancora dell’Opera della Provvidenza S. Antonio”.

                                                                                            dott. Emanuele Vignali



[1] I dati sul personale in forza presso la struttura sono tratti dalla Relazione di Missione allegata al bilancio dell’anno 2015 e consultabile all’interno del sito www.operadellaprovvidenza.it che contiene molte altre utili informazioni sulla Struttura, la sua organizzazione, le sue attività e sulla vita degli ospiti che la abitano.

 

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