La storia del volontariato all'O.P.S.A.

Il rag. Lanzarotti, volontario storico, con gli ospiti Paolo e "Titino"

Inizialmente, i padri fondatori dell’Opera, pensavano che l’assistenza delle persone con disabilità accolte nella struttura potesse essere in gran parte sostenuta da personale volontario ed anche che la vicinanza all’Università di Padova potesse offrire la possibilità di volontari qualificati.

Per questo motivo furono pubblicate delle inserzioni sui giornali e fu fatto un appello pubblico da parte del vescovo mons. Girolamo Bortignon il 17/03/1962 in occasione del conferimento della medaglia d’oro all’Opera da parte della Provincia di Padova.

Qualcuno rispose all’appello. Una delle persone che fece del volontariato all’Opera lo scopo della sua vita fu la signora Giovanna Ferrara, collaboratrice domestica di un parroco, che alla morte del sacerdote vendette casa e campi e si trasferì all’Opera. Fu presente fin dall’inizio di della Casa e la sua figura compare anche nella foto del primo gruppo di ospiti nel giorno dell’inaugurazione.

Come lei ci sono state altre persone che si sono trasferite a vivere all’Opera presso “Casa S. Agnese”, la struttura per il personale volontario e dipendente costruita verso la fine degli anni Sessanta.

Negli anni Ottanta si cominciò a promuovere in modo più sistematico il volontariato residente temporaneo, che esisteva fin dal sorgere dell’Opera, estendendolo sempre più a gruppi di religiosi o chierici in formazione. Nel corso del tempo hanno optato per questa proposta i seminari diocesani di Padova, Verona, Treviso, Vittorio Veneto e le istituzioni formative (noviziati, postulandati e studentati teologici) di alcuni istituti religiosi come quelli  dei Saveriani e dei Francescani (Minori, Conventuali, Cappuccini). Alcune di queste istituzioni proseguono a tutt’oggi l’esperienza e ad esse se ne sono aggiunte, e via via se ne aggiungono, altre.

Col tempo la proposta ha iniziato ad estendersi a gruppi di giovani attraverso i campi-scuola diocesani e parrocchiali, fino a coinvolgere anche altre realtà come alcune scolaresche e ad interessare anche persone singole di varie età e provenienze.

Contemporaneamente si cominciava ad organizzare il volontariato non residenziale con l’impegno di presenza di almeno mezza giornata alla settimana, disciplinato da una scheda di iscrizione e da un regolamento. La gestione diretta dei volontari era affidata alle singole suore caporeparto. Ciò comportava un differenziarsi delle modalità di servizio a seconda dei singoli nuclei.

Negli anni Ottanta e Novanta sono stati presenti obiettori di coscienza, in numero anche consistente (fino ad una ventina) che hanno svolto all’Opera il Servizio Civile attraverso la Caritas.

Nel 1986, con un progetto-obiettivo della regione Veneto iniziava la formazione per gli addetti all’assistenza; il primo corso ebbe luogo proprio all’O.P.S.A. con il sostegno della F.I.R.A.S. (Federazione Italiana Religiose Assistenza Sociale) e delle suore Elisabettine.

Nel 1987 da alcuni volontari operanti presso la casa famiglia Bettini a Ponte di Brenta, gestita dalle suore Elisabettine, nacque l’idea di fondare un’associazione di volontariato per raccogliere e convogliare meglio le energie di tante persone che già operavano in proprio e così poter garantire da un lato un futuro alle opere e dall’altro formazione e tutela ai volontari per svolgere in modo sempre più efficace e sicuro il proprio servizio. L’idea piacque alla superiora generale delle suore Elisabettine che si impegnò a sostenerla; veniva costituita così l’Associazione Elisabetta d’Ungheria con la proposta di associare tutti i volontari operanti nelle strutture in cui erano presenti le suore Elisabettine. A tale proposta aderì anche l’O.P.S.A., i cui volontari vennero e vengono tuttora iscritti all’Associazione.

Nel frattempo anche i corsi di formazione, prima per operatori addetti all’assistenza e poi per la nuova figura di operatore socio-sanitario, vennero assunti e gestiti presso l’O.P.S.A., dall’Associazione Elisabetta d’Ungheria, che, contemporaneamente, si fece carico anche della formazione dei volontari.

Il mutato panorama nella qualificazione e quantificazione delle figure professionali all’interno dell’Opera, la implementazione e differenziazione dei servizi con l’inserimento di nuove professionalità ha fatto sì che nel tempo si specificassero meglio i compiti affidati ai volontari e l’esigenza di una adeguata formazione. Per la loro gestione si è resa quindi necessaria la presenza di una figura di coordinamento unica, con il compito di introdurre e accompagnare i singoli volontari nel servizio, per garantire che lo stesso venga svolto in conformità al regolamento interno e permettere una maggior integrazione e coerenza fra i vari interventi indirizzati alla stessa persona. Tale compito è svolto da una suora Elisabettina, coadiuvata anche da una consorella, entrambe residenti presso l’O.P.S.A. in modo da poter garantire sempre la presenza di una figura di riferimento per l’attività di volontariato.

Attualmente i volontari ordinari, residenti per lo più nel territorio, sono più di 230, dai 18 agli 80 anni, provenienti da varie estrazioni sociali, culturali e professionali. Per due terzi sono donne e un terzo uomini; negli ultimi anni le presenze maschili sono in aumento, così come quelle di giovani e di persone di nazionalità non italiana.

I volontari che svolgono un servizio residenziale nelle vacanze invernali ed estive si aggirano normalmente sulle 150 presenze. A questi nel corso dell’anno si aggiungono, ormai da anni, studenti di varia provenienza che frequentano gli ultimi anni delle scuole superiori, per stage formativi.

 

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