Manuela

14/08/2010

Mi è stata proposta una settimana di volontariato all’OPSA ad agosto: ho subito chiesto di cosa si trattava, mi è stato spiegato che avrei dovuto spingere carrozzine e fare passeggiate con dei disabili assieme ad altri giovani. Mi pareva fattibile ed ho accettato, a patto di aver avuto ferie.

Per fortuna ho sottovalutato l’importanza dell’esperienza: appena arrivata mi ha preso male, ma poi ho iniziato “di brutto” ad interagire con gli ospiti dell’OPSA ed è andato tutto in modo eccellente.

Gli ospiti sono persone estremamente sensibili ed intelligenti, il mio ruolo era perfino più semplice di quello che superficialmente avevo pensato, dovevo semplicemente affiancarli nella loro vita quotidiana, per tutto dipendevo da loro: dall’orientarmi nella loro cittadina, alla gestione della loro routine (loro sapevano cosa, dove e quando fare qualsiasi cosa, io no). Ho capito che ci sono modi diversi di vedere e comunicare: anche chi non parla e non cammina sa farsi capire e trasmettere emozioni. Loro sanno vedere le piccole cose concrete che magari il mio vicino cosiddetto “sano” non vede, loro con la “scarsa memoria”,  “poca coscienza”, “frasi e concetti ripetitivi” conservano in borsa la foto di una compagna morta un anno fa e che ricordano ancora con commozione, si aiutano e litigano pure fra di loro, si offendono e fanno la pace, proprio come noi, sono come noi.

Un’operatrice un giorno mi ha detto che all’OPSA sono fortunati ad avere tanti volontari che fanno compagnia agli ospiti. Mi sono sentita giù. Basta così poco? E perché non ci ho mai pensato prima? E soprattutto che cosa ho fatto? Niente, di pratico proprio niente. Che cosa mi è costato? Ancor meno. Eppure ho ricavato tanto, che non riesco ad esprimere a parole e non si può farlo perché le parole non servono e non bastano: si deve provare e lo auguro a tutti, tutti!!!

Grazie Sara per avermi fatto la proposta! ^_^

Manuela - Quinto (TV)

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