Mattia

06/09/2010

Hanno difficoltà a dialogare, difficoltà a capire, difficoltà a dimostrare affetto, difficoltà a parlare... sono i volontari che per la prima volta vivono un periodo di servizio all'Opera della Provvidenza S. Antonio. sì perchè vivere 15 giorni all'OPSA è entrare in contatto con una scuola di vita e, lo sappiamo, della vita siamo sempre apprendisti.

Noi, seminaristi di quarto anno, siamo stati messi alla prova nella nostra capacità di accogliere e di amare, incontrando persone che ad eprimere affetto e attenzine per i piccoli gesti sono dei veri maestri.

Chi arriva all'Opera entra come in un paese. Ci sono le strade, i giardini, l'ambulatorio, il teatro, la chiesa, la palestra, ma ciò che dà colore a questo paese sono le famiglie. I loro indirizzi e i loro nomi sono particolari: terzo S. Francesco, primo S. Cottolengo, secondo Santi Angeli... E quando una persona entra in queste case - i vari piani delle palazzine che compongono l'enorme struttura dell'OPSA - si sente a poco apoco accolto come in una famiglia: ognuno con il suo carattere, le sue abitudini, le cose che preferisce fare, gli amici con cui gli piace stare. Alle pareti le foto di momenti importanti: a Natale vicino al presepio, durante un'uscita primaverile, mentre si festeggia tutti insieme un compleanno. A formare il clima di famiglia sono gli ospiti disabili con la loro semplicità di cuore e grandissima sensibilità, gli operatori che con premura materna e paterna si adoperano affinchè non manchi mai ciò di cui c'è bisogno, le suore elisabettine efficace presenza dell'amore di Cristo, e i volontari che donano il proprio tempo per il bene degli altri.

La vita di questa grande comunità è molto ricca: attività ricreative, laboratori artistici, feste, ma ciò che l’alimenta e la plasma, in uno stile di vero amore e servizio fraterno, è la preghiera. La messa al mattino, l’adorazione eucaristica e il rosario pomeridiano diventano allora riferimento sicuro che guida il cammino dell’Opera.

Noi seminaristi in quei giorni abbiamo incontrato la Provvidenza, siamo stati spettatori di quella cura che Dio Padre ha per i suoi figli: le donazioni di cibo e gli altri beni materiali che l’OPSA riceve da tanti benefattori, i volontari con il loro prezioso servizio, ma i primi segni della Provvidenza sono loro, gli ospiti disabili, autentici annunciatori al mondo del valore della vita e delle relazioni con gli altri.

Siamo orgogliosi che la nostra diocesi abbia voluto e custodisca oggi un luogo così speciale.

Mattia – Seminario Maggiore di Padova

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