Paola

24/09/2008

OPSA… Quando mi hanno spiegato cos’è e come funziona, la prima idea che mi è venuta è stata: “Centro per l’assistenza continuativa e permanente di disabili di varia gravità. Quindi: né il primo né l’ultimo, uno dei tanti”.

Niente di più sbagliato!

Ciò che distingue l’Opera infatti non è l’essere una chicca che si distingue fra tutte per le strutture avanzate, o il non avere una “semplice” assistenza sanitaria ai pazienti. Anzi, agli Ospiti!

Mi spiego. In questa struttura, ciò che balza agli occhi non sono tanto la vastità della struttura e la particolare cura di tutti gli ambienti, quanto piuttosto il clima di famiglia che si può respirare. Una famiglia però del tutto speciale: qui infatti non ci sono padroni di casa e operatori “in visita”, bensì ciascuno (!) è Ospite, cioè fa parte della casa, è sempre il benvenuto, e proprio come un ospite gradito è sempre coccolato e accolto con la gioia più grande.

La cosa ancor più straordinaria è che questo non accade solo nei confronti di chi ci vive, di chi vi lavora, e di chi - come noi - è arrivato “in visita” (con la speranza nel cuore di riuscire a fare veramente qualcosa di utile, per quanto magari poco), ma anche (e forse soprattutto) tra gli ospiti stessi! Non passa, infatti, giorno senza che ci si sia cambiati almeno un saluto quando ci s’incontra per gli immensi corridoi… E pensare che quando ci troviamo nella stessa situazione - ambienti ampi e affollati - è tanto se siamo capaci di alzare gli occhi da terra, per smettere almeno un attimo di farci assorbire dal nostro mondo, fatto egoisticamente solo dai nostri problemi.
Sembrerà banale, ma quante volte effettivamente sorridiamo a chi ci sta intorno, con sincerità però, non semplicemente per cortesia? Quanto spesso siamo veramente in grado di cogliere tutti quegli straordinari particolari che la vita ci offre, e non siamo invece persi nella frenesia del dover fare di tutto e di più, nell’eterna speranza che le giornate finalmente si decidano a diventare di trentasei ore? Quando ci accorgiamo davvero se chi vive intorno a noi è veramente felice? Solo se è un nostro familiare? O forse anche in quel caso viene più comodo tenersi in disparte perché “forse potrei risultare indiscreto”? Quante volte fingiamo di non sentire la Voce che ci suggerisce di guardare al Prossimo, chiunque sia, per paura di chissà quale ritorno negativo? Quante volte è “più comodo” farsi coinvolgere dai messaggi che ci bombardano da ogni dove e che ci dicono che nostrano è meglio e il resto è solo pericolo? Come se chiunque non ha il nostro accento, le nostre fattezze o lo stesso colore fosse di per sé un “oggetto” da cui tenersi alla larga perché presto potrebbe esplodere!

Ecco: a Sarmeola il mondo gira col suo verso, o piuttosto come sarebbe auspicabile andasse sempre ovunque!

Qui perfino la capacità o meno di camminare sulle proprie gambe diventa un fatto “esteriore”. Già, perché anche un dono come quello di potersi sorreggere e spostarsi autonomamente diventa superfluo all’Opera. Non ovviamente perché non abbia importanza, ma perché anche un ostacolo del genere diventa occasione di amicizia, spunto per fermarsi in mezzo a questo mondo tutto di corsa, diventa pretesto per aiutarsi e, soprattutto, per conoscersi.
Ed è questo che mi ha lasciato maggiormente questa esperienza. Mi ha infatti svegliata, mi ha dato la scossa… per fermarmi, per pormi le giuste domande e ripartire... con calma.
Mi ha insegnato ancora una volta la bellezza della tranquillità, e la straordinarietà del saper calibrare ogni esperienza pensando alle conseguenze che ciascuna azione ha sugli altri, ma anche - e soprattutto - a cosa di bello può regalare loro, piuttosto che ai vantaggi che personalmente posso trarne. Mi ha confermato che senza dialogo non si va da nessuna parte, e che per poterlo costruire bisogna essere almeno in due, mettendo anzitutto sul tavolo i propri difetti e le proprie fragilità, ed essendo sinceramente disposti ad accettare tutti i consigli e le critiche che vengono rivolti, per poter migliorare ogni giorno. Soprattutto però mi ha confermato che non esistono persone assolutamente buone o totalmente cattive, che non esistono diversità, ma che esistono soltanto miliardi e miliardi di modi di porsi, quante sono le persone e le loro storie, e che quindi non bisogna mai smettere di sperare e di lavorare perché il meglio di ciascuno possa essere sempre manifesto, perché altrimenti perderemmo quella Perla che Qualcuno ha messo in ciascuno perché potesse crescere ad ogni sorriso che siamo stati capaci di far nascere.

Paola – S. Vendemiano (TV)

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